>> FREELOSOPHY
Sfumature
Solo acqua. Ecco
quello che mi ci voleva.
E così, ho
ricominciato con le canne. Lo so, lo so. Non si dovrebbe dire. (Scusa
mamma!)
Ma perché tutta
questa ipocrisia? Perché non si
possono dire le cose come stanno? I ragazzi, non tutti e non
necessariamente quelli più stupidi, fumano, vanno a ballare, vanno
forte in macchina, parlano al cellulare per ore e fanno l’amore. Ecco
alcune delle verità. E quindi io, Ottavio filosofo e scrittore di 27
anni bla bla bla, ho deciso di dire basta. E quindi: “Basta!”
Uniamoci tutti
quanti e diciamo “Basta al perbenismo, alla falsità, al bipartisan,
alla cacofonia, ai facili costumi (meglio quelli difficili da
indossare), alle mode passeggere! E’ ora di finirla con questa
superficialità, con questo mondo falso e illusorio!
Diciamo No allo
scatto telefonico!”
Ed è con questi
imperativi che ho deciso di ributtarmi sulle canne senza vergogna o
paura di dirlo.
Tutte le mattine mi
alzo presto, molto presto, più o meno all’ora che voi andate a letto e
vado al fiumiciattolo con tutti gli “oggetti del mestiere”.
Mi siedo su uno
scomodissimo sgabellino a ‘mo di campeggio (si ma del buon vecchio
camping datato 1967) e srotolo, sguaino, monto, liscio, inarco, fletto
i miei attrezzi.
Dopo averla
preparata ben bene, la accendo. La faccio vivere. Sentendomi un
gradino più vicino al Creatore do vita alla mia canna. E lei, qualcuno
di voi lo sa, mi da grandi soddisfazioni.
In un mondo in cui
c’è grossa crisi (leggetelo vi prego alla Guzzanti) c’è anche un
piccolo fusto che ogni giorno si immerge nel tepore dell’acqua per
farmi felice e riportarmi a galla almeno un vecchio scarpone.
E una di quelle cose
che amo fare da solo.
Quando sono lì,
seduto, di fronte a quello spettacolo della natura, mi ascolto un po’
di più.
Quanti pensieri mi
inondano, quante fantasie e quante speranze illuminano i miei occhi.
Dopo un’intera
mattinata arrotolo, guaino (perdonatemela!), smonto, sporco, raddrizzo
i miei attrezzi e torno a casa.
 Ieri,
domenica, avevo la partita di calcio. Gioco in una squadra di paese in
seconda divisione di cui non farò il nome per evitarmi grane. Sì,
ebbene si. Uomo di cultura dedito a stupido sport di massa.
Ero, in bicicletta,
sulla strada dal fiumiciattolo allo stadio, mentre riflettevo sui miei
giochi da bambino. Mi chiedevo se questi in qualche modo mi avessero
influenzato negli anni a venire. E se avessero aiutato a farmi
diventare quello che sono: assolutamente niente.
Ammetto di essere
stato aiutato, nonché influenzato, da una lettura del Rider’s Digest
sulla pericolosità in termini di crescita e percezione della realtà da
parte dei bambini assuefatti a violenti cartoni animati e ad alienanti
videogiochi. L’articolo si chiudeva chiedendosi quanto questi “giochi”
influenzassero realmente la crescita e lo stadio adolescenziale.
Di primo acchito ho
risposto (ad alta voce): “Per niente! Guarda che cazzate che
scrivono!”
Poi, ho riflettuto.
E ho ricordato.
Intanto arrivo allo
stadio.
Ma la mia mente non
si ferma.
A un certo punto,
vengo colto da un brivido di paura.
E se fosse vero?
Questo significa che fra poco meno di un’ora dovrò correre per almeno
42 km in linea retta per raggiungere l’altra metà del campo! E non è
finita. A quel punto passerò la palla a Pacioli, che con una catapulta
mi fa saltare in aria per 10 metri, alché ruotando in
volo almeno 3 volte
calcerò in rovesciata imprimendo alla palla una forza pari a quella di
un missile terra-aria (forse non è il momento di tirar fuori i
missili… doppia battuta vale doppio, lo ricordo!) segnando al 89’59”
e, normale, sfondando la rete.
Domenica scorsa non
è successo. Speriamo vivamente che Pacioli non abbia letto lo stesso
articolo, fatto lo stesso pensiero e che oggi ci provi a catapultarmi
chissà dove. Anzi, speriamo che Pacioli non ci sia proprio. E poi
dubito che abbia fatto lo stesso pensiero.
No, i giochi
dell’infanzia non ci influenzano nella crescita. Ormai è un dato di
fatto.
Non è che tutti
quelli che giocavano col Meccano poi sono diventati ingegneri o
muratori.
(Meccano è quel
gioco pallosissimo degli anni ‘70/’80 in cui ti mettevi a costruire
gru e camion solo per dimostrare ai tuoi amici assonnati quanto eri
bravo, conscio comunque del fatto che quegli oggetti potevi farteli
regalare già montati.)
Non è che chi ha
giocato tanto a Flipper da piccolo (non a Flipper, nel senso di
giocare a fare i delfini) poi ha pensato che il mondo è fatto solo di
palle che girano e si è buttato in non so quale impresa… probabilmente
invece ora è un docente universitario (n.d.r.).
Non è che tutte le
bambine che giocavano con le bambole ora sono manager di case di
appuntamenti.
Ho ripensato ai
vecchi giochi della mia infanzia:
la palla, la
bicicletta, le macchinine (telecomandate e non), i colori e i fogli da
disegno, i libri, (tutti rigorosamente con l’articolo determinativo
davanti!)… e… ah…Pac-man!
Quanto ho amato Pac-Man!
E poi è passato
anche lui.
Se i ragazzi della
mia generazione fossero stati realmente influenzati da quel gioco ora
salterebbero in stanze buie piena di luci intermittenti, mangiando
pasticche a ritmo di musica elettronica martellante. Ops! Forse è
meglio che vado a cambiarmi, sta per cominciare la partita e devo
prepararmi per la catapulta…
(Diego Ferrario)
Per scrivermi
Un sito personale
semplicissimo
Venite sul mio
BLOG
Il mio biglietto
da visita
|