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Green Day
AMERICAN IDIOT
Warner (CD)
E’ dura la vita,
se sei un musicista e la tua musica – il punk rock – è fatta di
canzoni di tre minuti basate su tre-accordi-tre. E’ dura, se non il
tuo gruppo non sono i Ramones, che di quel genere sono stati i
maestri. E’ dura pure se il tuo gruppo si chiama Green Day, ed è stato
negli anni '90 il motore della rinascita commerciale del punk-rock
(che però hanno sfruttato soprattutto gli altri, tipo gli Offspring).
Oggi però i tempi sono cambiati e le canzoni così le radio non le
passano più. Bisogna cambiare, o morire. Onore ai Green Day, che con
questo “America idiot” sono riusciti a cambiar pelle senza tradirsi.
Loro dicono (o meglio, lo dice la cartella stampa del disco) che sono
passati dal scrivere la “perfetta canzone da tre minuti” allo scrivere
“la perfetta canzone da nove minuti”. Progetto pomposo? Sicuramente.
Però sentitevi quella piccola rock-opera d’altri tempi che è “Jesus of
suburbia”, quattro canzoni montate assieme, con cambi di ritmo e di
melodia assemblate con sapienza: la definizione non fa una piega.
Tutto l’album è una sorta di rock opera, un disco a tema sulle
contraddizioni dell’America odierna con un protagonista ricorrente:
“Non voglio essere un idiota americano/non voglio una nazione dominata
da una nuova mania/riesci a sentire il suono dell’isteria?”: sono i
primi versi dell’album, quelli che aprono la title-track.
“American idiot” è, almeno concettualmente, il disco più ambizioso del
trio californiano. Non spaventatevi: alla fine, sono sempre i soliti
tre accordi. Solo che vengono gestiti con una maestria che tanti
colleghi si sognano. In altre parole, “American idiot” si salva perché
l’idea di base – bella, ma pericolossisima in termini di potenziale
noiosità – è tradotta in una serie di canzoni piacevoli e ben suonate.
Insomma, “American idiot” è un disco che conserva i pregi migliori del
punk-rock degli anni ’90 (la piacevolezza, la grinta e la melodia) e
ne supera brillantemente i limiti (la ripetitività sia in termini di
strutture musicali sia in termini di temi post-adolescenziali). Non è
un capolavoro, è chiaro: è impossibile fare capolavori, in questo
genere, dopo i Ramones. Ma è un disco piacevole e non banale, che
dimostra che i Green Day sono tutt’altro che scemi. Il periodo d’oro
del punk-rock californiano sarà anche passato, ma i Green Day sono
riusciti a non farsi spazzare via dal successo.
TRACKLIST:
"American idiot"
"Jesus of suburbia" ("Jesus of suburbia", City of the damned", "I don't
care", "Dearly beloved", "Tales of another broken home")
"Holiday"
"Boulevard of broken dreams"
"Are we the waiting"
"St Jimmy"
"Give me novocaine"
"She's a rebel"
"Extraordinary girl"
"Letterbomb"
"Wake me up when September ends"
"Homecoming ("The death of St Jimmy", "East 12th St", "Nobody likes
you", "Rock and roll girlfriend", "We're coming home")
"Whatsername”.
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