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Afterhours
Ballate per
Piccole Iene
(Cd, Mescal, 2005)
rock
18.04.05
A metà tra Non è Per Sempre e Quello Che Non c’è.
Nessuna inversione di tendenza, nessun stravolgimento, nemmeno un
ritorno all’antico. Ballate per Piccole Iene è comunque un
album intenso e verace che abbandona le cupezze del disco precedente e
l’ironia dei primi album, facendo posto al coraggio di non lasciarsi
sopraffare dalle durezze della vita.
La band milanese si avvale del pregiato contributo di Greg Dulli (Afghan
Whings, Twilight Singers) che contraccambia la partecipazione di
Manuel nel suo tour dello scorso anno, il produttore Jhon Parish (PJ
Harvey), e gli arrangiamenti di Hugo Race (Nick Cave) che hanno
offerto ognuno la sua esperienza per lo sviluppo di questo settimo
lavoro in studio, contando i primi due dischi cantati in inglese.
C’è un arpeggio che fa da filo conduttore nella maggior parte dei
brani, si avverte fin dalle prime note de La Sottile Linea Bianca
quando il piano lo segue e poi violino e chitarra distorta
accompagnano la tenebrosa voce di Manuel Agnelli, alternando un
cantato introverso a un falsetto supplicante. Dopo i lunghi mulinanti
sussulti di assolo la voce urla il suo inconfondibile vigore dando
maggiore gravità al brano.
Il primo singolo estratto, Ballata per la mia Piccola Iena, che
apre il nuovo tour, accusa il doloroso lamento carico di pathos di un
mondo dove “anche il sole sorge solo se conviene”. Un brano
estremamente intenso con un giro di chitarra unico per tutta la sua
durata. Impetuoso invece il brano successivo cavalcato dalla batteria
violenta di Giorgio Prette che picchia incessantemente sulle note di
E’ la fine la più importante, il brano più energico del disco,
supportato da testi velenosi : “Tutto cio’ che hai sempre amato giace
in una fossa che han scavato le tue stesse ossa”. Manuel dice di
questo brano “John Parish le ha dato personalità sonora, impedendole
di diventare un pezzo minore dei Korn”.
In Ci Sono Molti Modi la dolcezza del brano viene scortata da
languide note ruggenti della chitarra e Agnelli ci promette che “Non
sai che il mio amore è una patologia? Saprò come estirpartela via”.
Destinata a diventare un pezzo intimo e miliare della loro
discografia.
Ritmo e grida strozzate in La Vedova Bianca con stridule
chitarre che lacerano il pezzo, e il disco esaurisce qui la sua prima
parte decisamente aggressiva.
Le 5 ballate seguenti sono più morbide, liriche e suggestive, a
cominciare da Carne Fresca molto pacata sulle prime, ma con un
grande e struggente levare nella parte finale della canzone, ripieno
di distorsioni gemebonde. E poi sorprende la malinconica Male in
polvere, cantata con una voce singolare sulle parti musicali di
violino, chitarra acustica e piano, che non ti aspetti dopo anni di
Afterhours incazzati e ironici. Sognante e delicata in un tema pesante
come quello sulla depressione. Eccezione a questo gruppo di canzoni
più soft è Chissa’ com’e’ che ha il sapore dei concept anni 70,
ariosa e vivace dove “certo lo so, non ho più niente da dire nè da
rimpiangere o da applaudire”, in cui Manuel ammette un tentativo
d’imitazione dei T-Rex.
Chiudono due brani che racchiudono la chiave di volta del disco: un
mondo pieno di iene da cui dobbiamo guardarci, senza perderci in noi
stessi, come si evince ne Il Sangue di Giuda, con il suo
messaggio di non lasciarsi morire perché la vita è guarire, sognare,
amare, fallire, far male, mentirsi e poi tornare a sfamarsi di quei
sogni che aiutano a continuare la magia della nostra esistenza. E’
immenso il magnifico finale de Il Compleanno di Andrea : “Cerca
e troverai, spegniti e vedrai, ma sopravviverai”. La chitarra esplode,
rabbrividisce lei stessa sotto i languidi acuti di violino che chiude
le 10 ballate con un finale tormentato. E alla fine del disco capisci
che questo album è l’ideale continuazione di Quello che non c’è.
Gli Afterhours hanno dato un enorme contributo nel panorama musicale
italiano e anche se sarà difficile ripetere il capolavoro di Hai
Paura del Buio? e le rabbiose ironie di Germi, certamente
portano sempre nuova freschezza e personalità nelle loro composizioni.
Con un alto livello di emozionalità, si confermano una delle band più
innovative in circolazione.
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