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BRUCE
SPRINGSTEEN
DEVILS & DUST
Columbia (CD + DVD)
18.04.05
Sbaglia chi si aspetta “The ghost of Tom
Joad” parte seconda, almeno in larga parte. “Devils & dust”, il nuovo
disco di Bruce Springsteen, è qualcosa di più, di diverso. Presentato
come un ritorno alle atmosfere acustiche dell’album del 1995, è invece
assai più complesso, come dimostra perfettamente la title track, già
in giro da qualche tempo (vedi news): un mix tra atmosfere acustiche e
orchestrazioni più complesse pensate da Brendan O’Brien per alcuni
brani di “The rising”. Il disco intero conferma questa prima
sensazione, alternando momenti decisamente rock a ballate per chitarra
e voce, a momenti folk, a canzoni che mischiano le carte in gioco.
In “Devils & dust” si sentono soprattutto due cose: l’assenza della
E-Street Band, e la presenza del produttore Brendan O’Brien. Il primo
fattore è evidente, prima ancora che nei brani acustici, quando
Springsteen (che suona praticamente tutti gli strumenti, tranne il
basso - a carico di O'Brien - e la batteria - Steve Jordan) accelera i
ritmi, come in “All the way home”, “Long time comin”, “Maria’s bed”,
“All I’m thinkin about”, “Leah”: brani veloci o uptempo, che ricordano
quasi certe cose di “Lucky town”. Non sono male, anzi; ma certo
canzoni come quelle con tutto il gruppo dietro sono un’altra cosa: il
folk rock di “Waiting on a sunny day”, per intenderci, suonava meglio.
La presenza di O’Brien, invece, si sente un po’ ovunque: nelle
orchestrazioni che abbelliscono brani delicati come “Reno”,
nell’impasto delle chitarre con ritmica e voce dei brani più veloci
(su tutti proprio “Long time comin’”), al modo in cui la voce stessa
del boss è trattata, anche giocando spesso sul falsetto (“All I’m
thinkin about”, per esempio, o “Maria’s bed”). Insomma, il tocco di
Brendan O’Brien conferma che la presenza di un produttore ha fatto e
fa un gran bene a Springsteen, in ogni frangente.
In generale, “Devils & dust” è il disco di un cantautore, più che
quello di un rocker. Il termine “cantautore” non è stato però inteso
in senso stretto da Springsteen. Non ha inciso un disco minimale come
“The ghost of Tom Joad”, anche se alcuni brani, come “The hitter” e
“Long time comin’” provengono da quel periodo, e nel primo caso
l’origine si sente, eccome. Springsteen ha invece confezionato un
album in cui sono rappresentate le diverse facce di chi scrive e canta
la propria musica inizialmente da solo, e poi si fa accompagnare da
musicisti, vestendo canzoni chiaramente nate con una chitarra in mano
in una stanza; canzoni che forse – in altri momenti, prima che
arrivasse O’Brien – sarebbero rimaste in quella forma. Lo dimostra
anche il DVD allegato a questo disco: Bruce che suona, da solo con la
chitarra, 5 canzoni; le versioni scarnificate delle "veloci" "All I'm
thinkin' about" e "Long time comin'" sono illuminanti riguardo al
processo di creazione di questo album.
Anche tematicamente “Devils & dust” è un disco multiforme. Springsteen
racconta storie, parla della guerra come nella title track o di
argomenti più marginali (l’incontro con la prostituta di “Reno”, con
una menzione al sesso anale che in America è valsa al disco il
“Parental advisory” sulla copertina, insieme al “I ain't gonna fuck it
up this time” di “Long time comin’” ); parla di emarginazione sociale
(il ragazzo che scappa di “Black cowboys”, il pugile di “The Hitter”),
di elaborazione del lutto dopo la perdita di qualcuno (“Silver
palomino”). Parla anche di religione come nella ballata pianistica
“Jesus was an only son”. Ma soprattutto rappresenta l’amore come
salvezza, che poi è alla fine il tema portante della sua carriera,
come in “Maria’s bed”, “All the way home”, “Long time comin”, , “All
I’m thinkin about”. Questi temi sono raccontati come da un
cantastorie: il punto di vista del singolo che assume rilevanza
universale, la storia minimale che minimale non è. “Devils & dust” è
un disco, anche in questo, diverso da “The ghost of Tom Joad”, che era
più dichiaratamente sociale e politico.
Un disco capolavoro? Sicuramente no. Un disco sottotono? Neanche.
Semplicemente un disco di Springsteen, che da grande artista qual è ha
deciso di tornare su un filone della sua carriera – quello del
folk-singer – ma di farlo in modo diverso, evitando di ripetersi. Da
questo punto di vista, massimo rispetto. Poi, sicuramente, alcuni fan
rimpiangeranno la E-Street Band (inevitabile) o preferiranno, in
questo filone, “Nebraska” (altrettanto inevitabile). Noi cerchiamo di
non fare né l’una né l’altra cosa; suggeriamo di apprezzare “Devils &
dust” per quello che ci sembra che sia: il nuovo, degno capitolo della
più bel percorso artistico nel rock americano.
TRACKLIST:
"Devils & dust"
"All the way home
"Reno"
"Long time Comin'"
"Black cowboys"
"Maria's bed"
"Silver Palomino"
"Jesus was an only son"
"Leah"
"The hitter"
"All I'm thinkin' about"
"Matamoras Banks"
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