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Non ha scritto il mio nome

Quando conosci qualcuno non è quasi mai per caso.
Spesso è merito di qualcun altro.
Comunque sia si dovrebbe ringraziare o giustiziare.
A seconda che sia andata poi bene o male.

Ho la brutta abitudine di aspettare l’ultimo momento per muovermi con l’inevitabile conseguenza di arrivare sempre in ritardo.
Genitori, parenti e amici mi esortano spesso a “prendere tempo”.
Ora mi chiedo: ma come si fa a prendere una cosa così labile, libera e indipendente come il tempo?

E così, eccomi sfrecciare per le vie di Milano come un Carl Lewis dei tempi d’oro, fuori e dentro la Metropolitana, superando tutti i ladruncoli di periferia, e su per la scalinata come Rocky Balboa fino a raggiungere il binario giusto.
Corsa (quasi) inutile. Il mio orologio indica un’ora sbagliata. Come al solito. Il tempo, più lento, mi ha concesso 5 minuti per fumarmi una sigaretta a pieni polmoni.
Meno male, anzi più bene = meglio.
Di fronte alle porte del treno una ragazza che fuma.
Carina, molto.
Di fianco a lei un tizio che sembra essere appena atterrato da Plutone vista la spaesatezza e la spossatezza. Le chiede informazioni circa il treno che ha sotto il naso.
Lei, divertita, annuisce e sugli occhi si accende un sorriso.
Vai, Ottavio, è il tuo turno. Vai!
La guardo cercando e offrendole immediatamente un sorriso di complicità.
Del tipo “guarda che tipo strano, com’è buffo, penso anch’io quello che pensi tu, siamo simili, staremmo bene, potremmo anche sposarci dai…”, pensando invece
“come starebbe bene il tuo vestito sul tappeto accanto al mio letto…”.
No, non sono un maiale.
Anche perché se lo fossi sarei un maiale scrittore. Questo si che sarebbe buffo davvero. Forse un po’ scomodo…

Tra un’aspirata e l’altra ci scambiamo leggeri, teneri sguardi d’intesa. Penso “guarda come sorride, è mia!” mentre lei si chiede come si può avere dei denti storti come i miei…
Parte il treno. Saliamo.
Mi siedo in terza fila dove, prima ancora di salire, avevo notato una borsa orfana sul sedile. Doveva essere la sua. Ed era così. Siamo uno di fronte all’altro.
Dai, Ottavio, fatti venire una delle tue uscite brillanti. Una di quelle che rompono il ghiaccio.
Speriamo che come al solito non si tratti del ghiaccio che affondò il Titanic…

Nella mia mente frasi sconclusionate iniziano a frullare quando, è lei a sorprendermi e a sorridermi (di nuovo) mentre mi dice: “Sai mi hanno fatto 37 euro di multa perché non avevo il biglietto. Ma io il biglietto ce l’avevo solo che non lo trovavo, sembrava essersi volatilizzato…”
Parlava velocissimo. Adoro le donne che parlano velocemente.
La loro ansia di raccontare mi tranquillizza. Mi fanno credere che siano donne senza problemi, con un senso di immediatezza e praticità e per nulla concordi alle pratiche delle “coccoline” post coito.
A volte però ingannano.

E così cominciamo a parlare un po’ di tutto: di multe, di viaggi, di uomini e donne (non il programma della DeFilippi fortunatamente), di libri (non ho mai il libro giusto al momento giusto ma di questo vi parlerò un’altra volta), di gelosia maschile, di sincerità…

continua...

 

 

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