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>> STORIE DI SPORT, STORIE DI
VITA
L’ULTIMA LETTERA DEL PIRATA
“ Sono stato umiliato per nulla. Per
quattro anni sono in tutti i tribunali, ho solo perso la mia voglia di
essere come tanti altri sportivi, ma il ciclismo ha pagato e molti
ragazzi hanno perso la speranza della giustizia. E io mi sto ferendo
con la deposizione di una verità sul mio documento, perché il mondo si
renda conto che se tutti i miei colleghi hanno subito umiliazioni, in
camera con le telecamere nascoste per cercare di rovinare la famiglie;
e poi dopo come fai a non farti male. Io non so come mai mi fermo in
casi di sfogo come questi.Mi piacerebbe, io so di aver sbagliato con
le prove però, ma solo quando la mia vita sportiva, soprattutto
privata,è stata violata, ho perso molto. ”
“ E sono in questo Paese con la
voglia di dire che Hasta la victoria è un grande scopo per uno
sportivo.Ma il più difficile di aver dato il cuore per uno sport con
incidenti e infortuni: e sempre sono ripartito.Ma cosa resta,c’è tanta
tristezza e rabbia per le violenze che la giustizia a tempi è caduta
nel credere. Ma la mia storia spero che sia di esempio agli altri
sport che le regole,sì, ma devono essere uguali per tutti. Non esiste
lavoro che per esercitare si deve dare il sangue, i controlli di notte
alle famiglie degli atleti. ”
“ Io non mi sono sentito più sereno
di non essere controllato in casa, in albergo, dalle telecamere e sono
finito per farmi del male, per non rinunciare alla mia intimità,
all’intimità della mia donna, e degli altri colleghi che hanno perso.
E molte storie di famiglie violentate. Ma andate a vedere cos’è un
ciclista e quanti uomini vanno in mezzo alla torrida tristezza per
cercare di ritornare con quei sogni di uomo che si infrangono con le
droghe: ma dopo la mia vita di sportivo. E se un po’ di umanità farà
capire e chiedere cosa ci fa sperare che con uno sbaglio vero si
capisce e si batte, perché si sta dando il cuore.Questo documento è
verità, la mia speranza è che un uomo vero una donna legga e si ponga
in difesa di chi, come si deve dire al mondo, regole per sportivi
uguali per tutti. E non sono un falso, mi sento ferito e tutti i
ragazzi che mi credevano devono parlare. ”
Ciao Marco
Questo è il testo scritto da Marco
Pantani sui fogli liberi del suo passaporto.E’ stato letto durante i
funerali.
Aggiungere altro a questo punto penso
sia inutile, di cose se ne sono dette molte, ma probabilmente la
vera verità non verrà mai a galla, per questo noi di FuoriCampus
pensiamo sia giusto ricordarlo così, con le sue ultime parole di
questa lettera.
Ciao Marco e GRAZIE DI TUTTO.
Mauro Voltan
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